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Nimble Fingers + E’ Zezi Gruppo Operaio live

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Giovedì 31 maggio dalle ore 20.00 al circolo Arci Mumble Rumble (via Loria 35, Pastena #Salerno) si alza il sipario sulla quinta ed ultima serata dei I Giovedì del Cinema dei Diritti Umani del 2018! #ingressogratuito

In scena il “lavoro globale” raccontato dal film Nimble fingers (dita leggere) di Parsifal Reparato giovane regista ed antropologo napoletano che ci porta in #Vietnam tra le donne che lavorano nelle fabbriche di elettronica, illuminando il lato nascosto di grandi aziende che decentrano le loro produzioni. Parleremo di come è cambiato il lavoro negli anni tremila e di come il lavoro cambi la vita, spesso in peggio, di chi lavora.
A far compagnia a Parsifal sul palcoscenico del Mumble Rumble ci sarà Pietro Masina docente di storia dell’Asia all’Università di Napoli L’Orientale, che ha diretto la ricerca da cui è nato il film che vedremo stasera. Ma ascolteremo anche le testimonianze di Lorenzo Forte, presidente del Comitato “Salute e Vita” e del vicepresidente @Antonio di Giacomo, cittadino artigiano per l’ambiente, che ci spiegheranno la complessità della vertenza contro la Fonderia Pisano che tiene banco nelle cronache cittadine da alcuni anni, evidenziando il drammatico contrasto tra salute e lavoro. 

A chiudere la serata ci sarà il gruppo musicale operaio più famoso della nostra regione, E’ Zezi Gruppo Operaio , una band storica, il cui nome è legato da sempre alla storia dello stabilimento Alfa di Pomigliano d’Arco.

Ci saluteremo con un brindisi al prossimo anno, nel nome del Cinema dei Diritti Umani, ringraziando chi ci ha seguito e sostenuto in questa edizione.


“Nimble Fingers” è un film documentario che racconta i sogni di Bay , una giovane operaia vietnamita, e le difficoltà incontrate nel realizzarli. Attraverso un viaggio, che affonda le radici in una crisi interiore, riflesso di un capitalismo sfrenato che in Italia ricade sulle spalle dei giovani lavoratori, il film racconta il tentativo di trovare risposta al sentire comune, all’insoddisfazione, alla voglia di riscatto che appartiene alle giovani generazioni di lavoratori da un capo all’altro del mondo.
Attraverso l’incontro con le giovani operaie, assistiamo a un percorso di conoscenza dell’altro, partecipiamo alla ricerca di un linguaggio comune dall’Occidente all’Oriente, dove le contraddizioni espresse dal Vietnam odierno sono il riflesso di un mondo che cambia, di un mondo che ha scelto il suo modello di sviluppo, e che vede tutti omologati sotto l’egida delle grandi multinazionali, che la fanno da padrone a discapito di chi, ogni giorno, lotta per uscire dalla povertà e si sforza di costruire un futuro migliore.
“Nimble Fingers” diventa il punto d’arrivo di una ricerca interiore e punto di partenza di un’avventura che dall’Italia ci porta nel cuore di un paese lontano attraverso l’esperienza di Parsifal Reparato, antropologo e filmmaker napoletano, partito alla volta di un mondo sconosciuto, verso un percorso di conoscenza di sé e dell’altro, e di sé attraverso gli altri.

Il testimone che accompagnerà Parsifal è il prof. Pietro Masina, docente di storia dell’Asia all’Università di Napoli L’Orientale. La sua ricerca, anche nell’ambito di numerosi progetti europei, ha riguardato e riguarda i temi della povertà, della precarizzazione del lavoro, dei diritti sindacali e delle distorsioni nel processo di sviluppo industriale nell’Asia Orientale e Sud-orientale.


E’ Zezi Gruppo Operaio – “Ma nuie l’ammo capito cagnammo ‘stu lavoro. Pigliamm’ ‘sti padrune e mannammel’ a fa ‘nculo”. Sono i versi conclusivi di Sant’Anastasia, il brano più famoso del repertorio musicale di ‘E Zezi Gruppo Operaio di Pomigliano. Sono diventati uno dei più popolari refrain del folk militante italiano, un inno alla ribellione alle condizioni di lavoro in fabbrica negli anni ’70 che identifica senza mezzi termini il nemico di classe. La canzone, cronaca aspra dell’esplosione nel 1975 di una fabbrica di fuochi d’artificio che provocò dei morti, è diventato anche uno dei manifesti politico-culturali del Gruppo e di un’esperienza unica e irripetibile, anche se lo scenario sociopolitico attuale peggiore di quello degli anni ’70, ridiventa un contesto ideale per far lievitare nuove energie creative e un bersaglio obbligato di chi come il Gruppo Operaio e altre formazioni ha saputo teorizzare e mettere in pratica l’uso politico e popolare non populista della musica e del teatro.

Il Gruppo – fondato nel 1974 a Pomigliano d’Arco da Angelo De Falco detto ‘il professore’ (ha insegnato per molti anni storia dell’arte in un liceo e oggi è in pensione), leader storico e teorico della formazione, ma anche grande coordinatore politico e vulcanico organizzatore, oggi ancora motore di collegamento tra passato, presente e futuro – sta per compiere 40 anni che sono tanti ma li dimostra solo per l’intensità e la prolificità dell’impegno, per la molteplicità e la varietà di iniziative artistico-politiche, di concerti ed eventi, di battaglie civili e mobilitazioni dal basso. Perché poi per il resto il nucleo storico tra fuoriusciti, scissioni, ricambi generazionali, non dà segni di senilità in quanto a lucidità di analisi, voglia di continuare a lottare, determinazione a mantenere lo spirito del Gruppo senza trascurare le esigenze del cambiamento e i nuovi scenari, consapevolezza di avere ancora molto da dire nonostante siano cambiati la politica, i conflitti sociali, la condizione operaia, le forme di aggregazione, l’arte, la musica, il teatro.

Cade esattamente nel novembre del 2014 il quarantennale dei Zezi (nello stesso mese del 1974 salirono per la prima volta su un palco per un concerto) e le iniziative in cantiere per ricordarli non sono all’insegna della nostalgia, del ‘com’eravamo’, anche perché le scelte politico-artistiche radicali fatte in quei primi anni ’70 si sono rivelate storicamente vincenti, alcune intuizioni lungimiranti: la ridefinizione della cultura popolare soprattutto in rapporto al marxismo secondo le teorie di Ernesto De Martino (De Falco che veniva dall’esperienza con la Nuova Compagnia di Canto Popolare prese tempestivamente le distanze da Eugenio Bennato e Roberto De Simone che presero altre strade; il rapporto tra cultura operaia e cultura contadina ridefinito nel ‘laboratorio’ di Pomigliano dove l’avvento di una grande fabbrica (l’Alfasud) trasformò una campagna in città con contadini diventati da un giorno all’altro operai e felice integrazione delle fondamentali teorie dell’Alberto Asor Rosa di Intellettuali e classe operaia e del Mario Tronti di Operai e capitale; le analisi di Luciano Gallino sulla trasformazione del mercato del lavoro e sulla condizione di lavoro nella fabbrica; l’incontro dinamico tra la tradizione e la modernità inevitabile ma anche forzata. Tutto ciò ha trovato forma espressiva in alcune canzoni diventate il ‘megafono ideologico’ del Gruppo: ‘A Flobert, Tammurriata dell’Alfasud, Tammurriata delle pummarole, Cantata dei maccheroni, Sant’Anastasia e naturalmente nella rappresentazione teatrale La Canzone di Zeza (da cui il nome Zezi) una commedia tratta dal grande patrimonio orale contadino che utilizza le tensioni tra i due sessi, i ruoli dell’uomo e della donna, il conflitto generazionale per alludere al confronto tra diversi, tra vecchio e nuovo.

La “linea rossa” del folk tracciata negli anni ’70 quando il Gruppo faceva interventi politici portando nelle piazze e nelle strade il Teatro Operaio e Contadino, la musica delle paranze tradizionali, le nuove ballate, i canti (con numerose performance anche all’estero nell’ambito di festival e manifestazioni popolari), proponendo un folk rivoluzionario di protesta e di denuncia, attingendo dalla drammatica condizione operaia nuovi slogan e nuove parole d’ordine, sognando un originale comunismo accompagnato dalle tammorre, facendo coesistere la lotta politica con il teatro di strada, quando gli interlocutori politici erano il Partito Comunista prima della deriva riformista, Democrazia Proletaria, militanti dell’area de il manifesto, l’estrema sinistra in genere, ha continuato ad essere tale anche se naturalmente ha dovuto fare i conti con il peggioramento del contesto sociopolitico, con la liquefazione dei conflitti sociali, con l’azzeramento della visibilità della classe operaia della quale da anni si parla solo in termini di cronaca quando ci sono incidenti e morti sul lavoro, con la “liquidità” in tutti campi di cui parla Bauman, con le disuguaglianze della globalizzazione, ma anche con alcune scissioni. I Zezi hanno continuato a marcare una presenza guidati da De Falco, a fare manifestazioni con spettacoli, musica, video, ad autoprodurre un nuovo disco Ciente Paise con 18 brani tra inediti e rivisitazioni del vecchio repertorio con gli arrangiamenti e la direzione musicale di Antonello Paliotti, segno di un consenso ancora forte, di una inalterata capacità di coinvolgimento, di una contagiosa voglia di urlare ancora l’indignazione e la ribellione. Le celebrazioni del quarantennale non vogliono essere qualcosa di archeologico o di rituale, si svolgeranno invece nel segno di una voglia/intenzione di ripartire, di guardare al passato ma per prolungarlo nel presente/futuro mettendo in atto nuove forme di lotta e di resistenza in nuovi scenari con un occhio alle nuove tecnologie e all’informatizzazione. “40 anni sono un bel traguardo per qualsiasi evento culturale, artistico o spettacolare, – dice “’o prufessore” – nel caso dei Zezi assume un valore maggiore perché si tratta di un’esperienza politica e culturale particolare che non ha mai accettato mediazioni e compromessi commerciali, ha ruotato intorno a un’arte popolare contro, a un folk antagonista urbano e rurale al tempo stesso. Non ci interessa festeggiare un compleanno ma utilizzare una scadenza importante per riproporci come protagonisti di nuove battaglie. Noi siamo sempre attuali perché è la realtà che ci rende tali, visto che non mancano purtroppo i responsabili del degrado, dell’avvelenamento dell’ambiente, della nuova povertà, del numero sempre crescente di operai cassaintegrati, delle fabbriche che chiudono. Da noi non ci sono più la Fiat e l’Alfasud ma ci sono i problemi dell’Ilva e dell’Italsider. Le iniziative che abbiamo messo in cantiere sono scaglionate nell’arco di circa un anno.

Abbiamo voluto aprire il denso e articolato programma con un anteprima la mostra 40 anni suonati – Gruppo Operaio 1974 – 2014, organizzata con il Comune di Pomigliano d’Arco tra la fine di ottobre e i primi di novembre con l’esposizione di manifesti e fotografie dell’epoca, video musicali, concerti dal vivo e incontri”. A partire da gennaio del 2014 ci saranno uno spettacolo teatrale sulla Canzone di Zeza riscritta da Valeria Parrella con la regia di Davide Iodice e le musiche di Antonello Paliotti, un grosso concerto scritto e diretto da Daniele Sepe che giovanissimo faceva sentire il suo sax già in Tammurriata dell’Alfasud, un videomontaggio che ripercorre i 40 anni con altrettanti frammenti di documentari (tra i quali quelli di Salvatore Piscicelli e Antonietta De Lillo), immagini di repertorio, video amatoriali, il cd del quarantennale, il dvd e il cd-rom del Teatro dei Zezi, un tour, mostre sulla Flobert, il Carnevale dei Zezi, il Teatro Operaio e Contadino e anche un libro sui Zezi curato dall’antropologo Daniele Cestellini dell’Università di Perugia, uno di Patrizio Esposito e un Almanacco su tutta l’ esperienza con contributi di studiosi e scrittori, un archivio digitale e un sito.

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