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Dedicato al Messico e alle Donne il terzo appuntamento de I Giovedì del Cinema dei Diritti Umani in programma DOMANI, giovedì 17 maggio dalle ore 20.00, presso il circolo Arci Mumble Rumble (via Loria, 35 – Salerno). #INGRESSOGRATUITO

“Non ricordateci tristi: ci siamo divertite, nei nostri giorni luminosi. Abbiamo appassionatamente preso a morsi la vita.”

Ospiti lo scrittore Pino Cacucci e l’illustratore Stefano Delli Veneri che presenteranno il loro libro “Mujeres” (Feltrinelli, 2018), dedicato alle eroine rivoluzionarie di un Novecento ormai lontano. A intervistarli Valentina Ripa e Rosa Maria Grillo, professoresse di ispanistica e ispanoamericanistica all’Università di Salerno. A seguire la proiezione del cortometraggio di Alejandra Sánchez che documenta la scomparsa e il successivo ritrovamento del corpo di Alejandra Lilia Andrade, una delle tantissime giovani donne vittime di femminicidio a Ciudad Juárez, una cittadina messicana al confine con gli Stati Uniti.


“Mujeres” – libro illustrato di Pino Cacucci e Stefano Delli Veneri, ed. Feltrinelli 2018. Le magnifiche donne ribelli del Messico degli anni venti e trenta rivivono qui in tutto il loro fascino nelle parole di Pino Cacucci e nelle tavole di Stefano Delli Veneri. Negli anni settanta, davanti al sontuoso Palacio de Bellas Artes a Città del Messico, una donna anziana vende ai turisti per pochi pesos vecchie foto: sono nudi di donna… Un giovane poeta la riconosce dagli occhi, di un colore e una luminosità irripetibile: è Nahui Olin.
Inizia così, attraverso le parole di Nahui, ormai vecchia e dimenticata, il racconto di un’epoca di straordinaria creatività culturale, in cui furono le donne a essere protagoniste della vera rivoluzione: la stessa parola “femminismo” nasce in Messico in quel periodo, quando si formano le prime Ligas Feministas. E quando alcune donne escandalosas – nella doppia accezione di “scandalose” ed “eclatanti” – occupano un posto di rilievo nella vita culturale del paese: Antonieta Rivas Mercado, che getta le fondamenta del teatro moderno messicano; Nellie Campobello, fondatrice del Balletto nazionale; Frida Kahlo, la più giovane tra loro, destinata a diventare la stella più luminosa di quel firmamento; Chavela Vargas, cantante simbolo della mexicanidad; Elvia Carrillo Puerto, prima deputata al parlamento quando ancora le donne non hanno il diritto di voto; e Tina Modotti, la fotografa italiana, amica di alcune di loro, che proprio nella capitale messicana realizza scatti entrati nella storia mondiale della fotografia. E poi Carmen Mondragón, che cambia il suo nome in Nahui Olin, pittrice, poetessa, scrittrice, pianista, nonché musa e modella di molti artisti, donna di rara bellezza e dal temperamento indomito. “Non ricordateci tristi: ci siamo divertite, nei nostri giorni luminosi. Abbiamo appassionatamente preso a morsi la vita.”


Ni una mas (MEX, 2009, 18 min) di Alejandra Sánchez –  documenta la scomparsa e il successivo ritrovamento del corpo di Alejandra Lilia Andrade, una delle tantissime giovani donne vittime di femminicidio a Ciudad Juárez, una cittadina messicana al confine con gli Stati Uniti.

Femminicidio di Ciudad Juarez: Lo Stato messicano si rifiuta di ‘pagare’
(Madrid) Il Governo messicano, hanno dichiarato gli avvocati delle vittime , “rifiuta” di rispettare la sentenza emessa dalla Corte Interamericana dei Diritti Umani (IACHR) sui casi di femminicidio di cui il più noto prende il nome di “Campo Algodonero” e per il quale l’organo giudiziario dell’Organizzazione degli Stati Americani( OAS) ha condannato lo Stato messicano per la morte di tre donne di Ciudad Juarez .
Nel novembre del 2009, la Corte Interamericana ha ordinato alle autorità messicane di “ risistemare “ le indagini sugli omicidi di tre delle otto donne che sono state uccise nel 2001 a Ciudad Juarez, nonché dei casi di violenza e di sparizioni ma, ha dichiarato David Pena di avvocati democratici, “ v’è stata resistenza da parte dello Stato messicano all’ottemperanza della sentenza della Corte interamericana.
La storica sentenza della Corte ha condannato il Messico per non aver adottato le misure adeguate a proteggere dal femminicidio, ritenendolo responsabile della morte delle donne di “Campo Algodonero” Esmeralda Herrera Monreal, Laura Berenice Ramos, e Claudia Ivette González,rispettivamente di 15, 17 e 19 anni.
Dal momento della decisione le autorità messicane, in particolare la Procura generale dello Stato di Chihuahua erano obbligate ad prendere una serie di misure che “non sono state accettate”. Delle sedici disposizioni ha solamente ottemperato alla pubblicazione delle disposizioni nella Gazzetta Ufficiale, ma questo si è tradotto in un impegno dello stato messicano alla conformazione di dette disposizioni senza che si sia tradotto in azioni concrete” ha lamentato l’avvocato Pena.
Pena ha dichiarato che lo stato ha fallito totalmente il “reset “delle indagini penali” fatti di per sé” formulando nuove ipotesi e avviando delle indagini sui funzionari coinvolti nel femminicidio per la violazione dei diritti umani e su quelli che hanno minacciato le famiglie delle vittime.
La Corte ha affermato nella sentenza “le linee guida delle indagini” sul femminicidio.
“Questo non vuole dire ripartire da zero” ha sostenuto l’avvocato Pena, ma che si creino nuove ipotesi circa questi omicidi e che le indagini vadano nella direzione di perseguire i responsabili”
Inoltre, Pena, ha osservato che le autorità hanno fallito nell’obbligo di fornire alla famiglie delle vittime un’assistenza medica integrata” supportata dall’aiuto di psicologi e psichiatri. “Il governo messicano ha rifiutato di offrire questi servizi al di là del sistema sanitario pubblico.
Queste conclusioni sono state formulate nella prima relazione dell’ANARD, della Rete dei Cittadini della Nonviolenza e per i diritti umani, e dal Centro di Sviluppo Integrato delle donne (CDIM)in ottemperanza del termine di sei mesi concesso dalla Corte per conoscere la decisione.
Benché il termine concesso dalla Corte Interamericana allo Stato messicano è di un anno per fornire una prima valutazione, gli avvocati delle vittime hanno espresso preoccupazioni per la “mancanza di volontà” delle autorità messicane per la soluzione del femminicidio di Ciudad Juarez.
Sparizioni continue
La preoccupazione dell’avvocato Pena è che al disinteresse dello Stato i crimini continuino a verificarsi a Ciudad Juarez. Dall’inizio dell’anno sono tredici le ragazze scomparse in questa zona pericolosa, dove dal 1993, ci sono state oltre 500 donne uccise, ma finora nessun responsabile è stato individuato.
La sentenza della Corte è il primo atto provvedimento emesso dall’organismo nei confronti di uno Stato membro ed è anche la prima risoluzione che si conosca m sul femminicidio di Ciudad Juarez. “In forza di questi motivi è importante che lo Stato ottemperi alla sentenza, perché altrimenti si rafforzerebbe l’impunità che c’è in questi casi di femminicidio.” Ha dichiarato Pena.
Infine, Pena ha ammonito “che tanto più passa il tempo a che le autorità si conformino alla sentenza” le poche prove rimanenti rischiano di andare perdute e inoltre si complicano ancora di più le indagini mentre di femminicidio a Ciudad Juarez continueranno a susseguirsi.

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