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MAURIZIO ABATE + QURULTAI in Concerto | Domenica 15 Febbraio 2015 ore 21.00

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SIETI CORPORATION presenta:
MAURIZIO ABATE + QURULTAI in concerto!
Domenica 15 febbraio @ Mumble Rumble, Salerno

MAURIZIO ABATE

MaurizioAbate


Chitarrista autodidatta attivo sin dai primi anni 2000, si caratterizza per un approccio istintivo al suono e alla sperimentazione.
Sempre alla ricerca di nuove forme espressive per dare una forma personale alla materia blues e psichedelica e mosso da una particolare fascinazione per gli strumenti a corda, compresi quelli più desueti (come l’“hurdygurdy”, la nostra ghironda).
A partire dal 2001 ha registrato diversi dischi a proprio nome e con formazioni varie di matrice impro psych folk (Asabikeshiinh, Golden Cup, Tasaday, SpasticPill, Nekton, NeokarmaJooklo, Eternal Zio, Bemydelay) partecipando a svariati tour in Italia e in Europa.
Nel 2009 e nel 2010 ha preso parte alla performance NearlyNinenty della Merce Cunningham Dance
Society insieme a John Paul Jones e Takehisa Kosugi.
Negli anni ha collaborato con:
David Vanzan e Virginia Genta (Jooklo duo), Kawabata Makoto (Acid MotherTemple), Luca Massolin (Golden Cup), Ricky Biondetti e Ale de Zan (In Zaire), Jeremie Sauvage e Mathieu Tilly (France), Paolo Pascolo e Andrea Gullo (Reset), Giorgio Pacorig, Marcella Riccardi (Bemydelay), Al Doum and the Faryds, Rella the Woodcutter, Ottaven, Alberto Boccardi.
I suoi dischi sono stati pubblicati da Troglosound, Qbico, 8mm, Holidays, BoringMachines, Conspiracy Records, Tulip, Sloow Tapes, Black Sweat Records.

Nell’estate 2014 esce per BoringMachines e Black Sweat Records il suo ultimo LP “A Way To Nowhere”. Attualmente porta in giro un set basato sulla sola chitarra acustica suonata in stile fingerpicking, con brani strumentali da lui che composti durante l’ultimo anno, registrati nell’autunno 2014 e di prossima pubblicazione.
Sito: www.maurizioabate.tk

QURULTAI

“That nigger from Shiloh can pick a bale of cotton
That nigger from Shiloh can pick a day.
Oh Lordy, pick a bale of cotton,
Oh Lordy, pick a bale a day.”
<<E’ un verso di Pick a bale of cotton, una delle più famose “work song”, canti di lavoro che gli schiavi negri intonavano durante il lavoro, per alleviare la sofferenza ed esorcizzarla attraverso il canto. Sulla ritmica secca e monotona degli strumenti da lavoro utilizzati si instaurava una sorta di dialogo tra la voce guida e il coro collettivo, che raccontava storie di deportazione, emarginazione, schiavitù, di esseri viventi strappati alle proprie origini per diventare strumenti del progresso economico.
Nulla è cambiato da allora, se non la decentralizzazione della schiavitù, la creazione di ghetti lontani dalle nostre città moderne e industrializzate, la cui sopravvivenza non è legata a un reale progresso tecnologico quanto alla continua distruzione di vite e risorse che si verifica in tali posti.
L’unico simbolo a noi visibile di tutto ciò è la macchina.
Al posto delle singole voci e dei singoli colpi di piccone degli schiavi afroamericani ora abbiamo il singolo colpo e la singola voce di una trivella, che racchiude al suo interno milioni di voci, spersonalizzandole, rendendole senza volto, in modo che la “work song” della trivella abbia un impatto nullo sulla coscienza di chi lo ascolta.
In modo che la “work song” della trivella sia un canto freddo e imperscrutabile, dietro al quale non sia possibile scorgere la devastazione ambientale e umana che si cela.
Io però ho immaginato.
Ho immaginato che una trivella prendesse coscienza di quello che è, uno strumento da lavoro schiavo del capitale. E ho immaginato che cantasse, come cantavano gli schiavi di tutte le epoche e di tutte le razze.
“Drill Work Song” è il risultato della mia immaginazione.>>
https://www.facebook.com/qurultai/info?tab=page_info

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