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PUTAN CLUB

  • Date:2016-12-26
  • Time:21:00
  • Location: MumbleRumble, Salerno
  •  Info

pUTAN cLUB in Concerto | Sabato 26 Dicembre 2015

h22 dj set >>> M.O.A.N.
h23 open act >>> DIA LIBRE
h24 live show >>> pUTAN cLUB
h?? live set >>> M.O.A.N. [until dawn]

\\ONLY ARCI MEMBERS//

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PUTAN CLUB

Gianna Greco (I) : bass, voice, electronics
François R. Cambuzat (F) : music, voice, guitars, electronics

Che cos’è Putan Club (è quello che penso)?
A cosa pensi ? Il Putan Club è stato ideato come una cellula di resistenza, caratterizzata da un modo di agire ispirato ai primi complotti di partigiani europei durante l’ultima guerra mondiale (azioni di forza in luoghi diversi e vari) e di partigiani irakeni, afgani o ceceni odierni. La resistenza è organizzata con i mezzi più arcaici ed immediati del nostro secolo: dal pianoforte alla chitarra, dal respiro al rumore elettrico/elettronico come dal verso scritto alla parola urlata, come dire dalle pitture rupestri al concettualismo più arduo, o dal’avant-rock alla musica classica contemporanea alla techno/house più becera, dal bacio in bocca al calcio in culo, etc… I luoghi dell’azione sono vari: dalla galleria d’arte newyorkese allo squat bosniaco, dal museo tedesco al club giapponese, dal teatro francese al bar andaluso. Il Putan Club rivendica un’azione bakuniniana di agit-prop.

Quanti pezzi avete all attivo?
Il Putan Club esiste da 12 anni. E’ stato per primo il mio banco di prova per pezzi, dopo averli composti e suonati indirizzavo a vari progetti miei (L’Enfance Rouge, Lydia Lunch, etc…). Centinaia di brani, dunque. Poi con l’arrivo di Gianna Greco è diventato un vero combo. Ora abbiamo 3 set di 50 minuti.

Le band che più vi hanno influenzato?
Ci vorrebbe un libro intero per elencarle. Ma brutalmente si può dire che ora il Putan Club naviga nel sangue di El Camaron de la Isla e Einstürzende Neubauten (periodo fino a Haus der Lüge del 1989). Negli ultimi anni ci sono piaciuti anche gente come Skrillex, Die Antwoord, o italiani come Father Murphy o Starfuckers/Sinistri. Ora sono immerso nella musica shamanica uyghur, del deserto del Taklamakan (Xinjiang, Cina), dove finirò il mese prossimo una creazione iniziata con loro nel dicembre scorso.

Cosa hai provato a suonare con Dizzy Gillespie?
Ero giovanissimo. Suonavo il sax in un modo veramente poco ortodosso ed è per questo che Dizzy m’invito al Blue Note. Suonare con lui fu veloce, poi la miseria nord-americana mi prese.

Cosa hai provato ad intervistare Iggy Pop?
Niente di più a parte il fatto che è un uomo buono e timido. Non ho troppe icone nel cuore e quelle che esistono non sono musicisti. Iggy mi piace, mi piace il suo duende selvaggio. Ma ci penso e lo ascolto ormai raramente. Quest’intervista mi fece diventare corrispondente free-lance per varie testate francesi. Devo a Iggy di avermi salvato dalla sopra-nominata miseria nord-americana.

Di cosa parlano i vostri brani? è un progetto concettuale?
I brani parlano della vita che vediamo e viviamo, in un modo poco esplicito (cf “Filles de Mai”, un brano hyper-feminista, una sorta di denuncia contro il maschilismo sempre crescente). Siamo militanti, ma non ne facciamo una bandiera, rimane e rimarrà una cosa personale. Non sono Manu Chao, le nostre opinioni politiche non sono il nostro “fondo di commercio”. Però riconosciamo pienamente la responsabilità, il ruolo sociale dell’artista. Come ha detto Gian Maria Volontè: “Essere un artista è una questione di scelta che si pone innanzitutto a livello esistenziale: o si esprimono le strutture conservatrici della società e ci si accontenta di essere un robot nelle mani del potere, oppure ci si rivolge verso le componenti progressiste di questa società per tentare di stabilire un rapporto rivoluzionario fra l’arte e la vita.” Non tentare a far progredire la società, lavorare solamente per i soldi o il suo miserevole ego è la cosa più criminale che può fare uno. Non sono in musica per la carriera, sarei veramente scemo. Questo detto, da 30 anni il mio lavoro mi permette, oltre che pagare bollette ed affitti, di fare quel che voglio, dove voglio, con chi voglio, quando voglio. Riconosco di essere un privilegiato e di pagarne un prezzo alto in termine di precarietà.
Intervista a cura di Luca Mirra – www.bmagazine.it

www.putanclub.org
https://soundcloud.com/putanclub
www.facebook.com/putanclub

####### DIA LIBRE #######

Dia Libre nascono alla fine del 1996, quando Piergiorgio Santacroce (batteria), Gian Paolo Trifone (basso e voce) e Giuseppe Riccio (chitarra e voce) registrano il primo demo-tape autoprodotto in collaborazione con i Gatti Distratti dalla luce negli occhi, vincitori di Arezzo Wave nel medesimo anno.

Ottengono una buona recensione da Rockerilla che ne sottolinea l’ottimo impasto di melodia e noise/rock.

Dopo aver partecipato una prima volta ad Arezzo Wave registrano nel 1998 il secondo demo, questa volta su cd, con una formazione a quattro, comprendente anche Giuseppe Gagliano alla chitarra e tastiere e Claudio Scannapieco al basso, che sostituisce Gian Paolo Trifone.

Il cd ottiene ottime recensioni su Rockerilla ed anche su Blow Up, che sul primo numero del 2000 lo mette al quinto posto tra le migliori autoproduzioni italiane. Partecipano una seconda volta ad Arezzo Wave e sono successivamente inseriti sul sito Vitaminic con una propria pagina pubblicitaria. Attualmente, sono alle prese con la registrazione di un nuovo lavoro comprendente nuovi e vecchi pezzi.

DIA LIBRE
Giuseppe Gagliano: chitarra e tastiere
Giuseppe Riccio: Voce e chitarra
Piergiorgio Santacroce: Voce e batteria
Claudio Scannapieco: Basso

https://soundcloud.com/dia-libre/sets/demo

####### M.O.A.N. #######

M.O.A.N. è un ragazzo la cui età oscilla fra i 15 e i 27 anni, a seconda della situazione; a causa della massiccia presenza, in casa, di cd e dischi di artisti quali Lucio Battisti, Franco Battiato e Francesco de Andrè, nasce in lui una forte curiosità riguardo il mondo dei suoni, nonostante il solo ascolto della musica non bastasse e fosse alquanto limitante e limitato.

Per tale motivo il buon pargoletto, all’età di circa 9 anni, cominciò a prendere lezioni di pianoforte, ma ancora non bastava (con un solo strumento non si può esprimere ciò che una persona ha dentro, siccome le sensazioni e la sensibilità hanno molteplici sfaccettature ed infinite modalità di evolversi – tradotto: infiniti suoni. A questo c’è da aggiungere che persone diverse, per definizione (ndr) provano emozioni diverse e, avendo quindi vissuti differenti, vivono una stessa cosa in maniera diversa.

Un gruppo, comunque, non sarebbe andato bene. È proprio qui che intervenne il suo fantastico amico Computer, avvicinandolo quindi al dinamico mondo della musica elettronica: partito dalla trance, si sposta poi su generi che censuro, spinto anche dalle influenze acquisite presso lo Studio76 di Marco Montefusco. Proprio grazie a lui, M.O.A.N. ha scelto di fare della musica la sua ragione di vita, intraprendendo e concludendo un percorso che lo ha portato al conseguimento della laurea in ingegneria del suono presso l’istituto SAE di Milano.

Gli anni, nel frattempo sono passati, e ora il buon ragazzino-vecchio si dedica a sonorità molto particolari passando da produzioni e live set tipicamente drum’n’bass e dubstep, a quelli ‘Berlin-based’ come la glitch di Alva Noto ed Atom ™; non sono da ignorare anche le derive disco e synth-new-dark-pop-wave la definizione dei generi ci ha portato alla merda che siamo oggi di “quegli anni ottanta (e novanta, che sono importanti)”.

Nonostante tutto questo, M.O.A.N. ha cominciato ad intrattenere gli ascoltatori in luoghi come lo storico Leoncavallo di Milano, passando per Bari ed anche Lugano, in Svizzera.

Ma i grandi locali e le costrizioni derivanti non fanno per lui. Se foste particolarmente curiosi di ascoltare una sua performance, infatti, i modi di farlo sono due: catapultarsi nel fantastico mondo dell’internet o, per i più intraprendenti, nei bagni di varie discoteche e locali (un cesso, d’altronde, è certamente il posto più intimo e vero in cui essere se stessi), unico luogo in cui è in grado di comunicare tramite le variazioni di pressione dell’aria che, investendo i timpani, riveleranno all’ascoltatore tutto quello che non vorrebbe sentirsi dire.

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https://soundcloud.com/m-o-a-n
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