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Guido Mobius (Berlin) + Max Petrolio live

  • Date:2013-04-27
  • Time:21:00
  • Location: MumbleRumble, Salerno
  •  Info

Soci Arci 7 €

GUIDO MöBIUS
Spirituals
2012 (Karaoke Kalk)

Guido Möbius è di nuovo sul luogo del delitto dell’abstract-pop.

Ha pensato bene, quindi, di ispirarsi ai temi della spiritualità, prendendo in prestito addirittura testi tratti, per l’appunto, da veri e propri spiritual.

La festa può, dunque, cominciare… anzi no, la festa può soltanto continuare, perché è nella continuità di soluzioni e sonorità che si consuma questo ennesimo tassello della saga musicale dell’artista tedesco.

Tralasciando comunque il ricordo di quella che fu una delle migliori sorprese del 2009, la parola d’ordine è quella del divertimento stilistico, per cui mentre si rivitalizzano i trascorsi indietronici si appendono alle pareti anche poster di zio Frank Zappa, giusto per non dimenticare alcuni dei giganti sulle cui spalle si continua a passeggiare…

Non si dimentichino poi le filastrocche e quel mood funkeggiante ma storto, con lamiere in contrappunto e qualche sprazzo di Prince demente.

Il paradosso è la sua unica religione, sembra ovvio!
Tra apoteosi e sberleffo, ipnosi ritmica e pulsioni danzerecce, Guido pennella numeri freschi e divertiti.

Di Francesco Nunziata – OndaRock

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ASCOLTA SPIRITUALS qui:
http://www.karaokekalk.de/guido-mobius-spirituals/

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GUIDO MöBIUS
Gebirge
2009 (Karaoke Kalk)

Il cammino è verso l’astrazione del pop. E, la mutazione, lenta e avveniristica, passa anche attraverso “Gebirge”, opera terza di Guido Möbius.

Il musicista berlinese armeggia con strumentazione mista (elettrica ed acustica), plasmando corpi-canzone metamorfici, dalla struttura irregolare e dall’anima tremendamente avventurosa.

Ispirato dai suoi live set, dove, con spirito libero, ama spesso giocherellare con ritmiche funk, raffiche noise e palpitazioni techno, su “Gebirge” Möbius sintetizza un micro-universo di sonorità dissonanti, timbriche ispide o caustiche e ibridi arditi di colto ardore e seriosa nonchalance popular.

l risultato è di una freschezza disarmante, soprattutto se si analizzano, con cura, le diverse prospettive da cui traggono origine questi materiali che potrebbero aver trovato il punto di contatto tra le bizzarre alchimie dei Flying Lizards e le segmentazioni post-moderne di Bernard Bonnier.

Scivolano, così, su sghembe ritmiche metallico-pulsanti, ipotesi di un pop mal digerito, strampalato ed estemporaneo, tra fischietti tonti, chitarre Snakefinger che sembrano lamiere indolenzite dal ghiaccio e ghirigori digitali (“Niemens”).
E’ tutto così paradossale da risultare ammaliante.

E’ tutto così cerebrale da scolpire lapidi di vibrante lirismo nel cuore.
Un invito a nozze per quanti adorano la seduzione del rocambolesco…
RECENSIONI TRATTE DA ONDAROCK

SATORI / TERRENOTE
www.terrenote.it

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