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Epifania in Jazz

  • Date:2018-01-06
  • Time:21:30
  • Location: Salerno, Italy
  • Venue: Mumble RumbleVia Loria, 35
  •  Info

Franco Tiano presenta
in collaborazione con l’associazione arci Mumble Rumble

“Epifania In Jazz”
Smile in Winter | Alessandro La Corte 5et

Sabato 6 gennaio 2018
al circolo arci Mumble Rumble
ingresso ore 21.30
biglietto 10 euro

on stage:
Alessandro La Corte – piano & fender rodhes
Carla Marciano – alto & sopranino saxes
Jerry Popolo – tenor sax
Marco de Tilla – double bass
Luigi Del Prete – drums


Sulla scena da oltre un quarto di secolo,  Alessandro La Corte è un autentico animatore della vita jazzistica salernitana e della Campania in generale, nella quale questo pianista e arrangiatore si è mosso (e si muove) con disinvoltura e ha finito per essersi trovato al fianco di quasi tutte le grandi personalità del jazz della sua terra.  Per La Corte, il cuore batte verso la musica e il pianismo di McCoy Tyner, soprattutto quello meno studiato dei gruppi degli anni settanta, quando la sua maturità di strumentista, solista e compositore ha raggiunto il vertice del suo percorso creativo. Nell’album lo si nota non solo nel brano esplicitamente dedicato all’artista afroamericano, ma anche nelle scelte armoniche, legate al peculiare gioco tonale modale che Tyner ha reso celebre e che è rimasto il suo marchio di fabbrica, e persino nella densità di una musica di crescente intensità emotiva che La Corte ha realizzato alla testa di un quintetto nel quale lascia spazio anche al piano solo, al canonico trio con contrabbasso e batteria e persino a un ensemble in cui può rivelarci le sue doti di arrangiatore. Quando scrive per una big band, La Corte alterna pieni e vuoti, lascia che i fiati siano densi, dal sound ricco, ma anche leggero, quasi vaporoso nelle parti degli ottoni ed è estremamente singolare nel rilievo, quasi plastico, assegnato al sax baritono, che emerge nettamente dagli impasti orchestrali. Nelle pagine per quintetto si muove insieme a una ritmica affiatata, che segue il progressivo crescendo d’intensità e le direzioni della sua musica, e a due sassofonisti assolutamente diversi tra loro con i quali può ricreare quel contrasto creativo che segna indelebilmente la sua poetica: Jerry Popolo e Carla Marciano. Il primo trae alimento dalla grande tradizione del sax tenore jazzistico di impronta moderna, esprimendosi con calore, chiarezza melodica e fraseggiando con un suono ampio e ricco di armonici, dove si conferisce profondità e rilievo a ogni singola nota. La seconda, compagna del pianista anche nella vita, ha in John Coltrane il suo punto di riferimento e fa dell’intensità la cifra prioritaria del suo torrenziale, lancinante, penetrante uso del sassofono sorretto da qualità strumentistiche di valore assoluto. Insieme, Popolo e la Marciano, coprono un’ampia tavolozza di colori e si completano a vicenda dando un senso orchestrale anche alle pagine per piccolo gruppo e dimostrando così di essere assolutamente congeniali al pensiero del pianista. Del resto, la scelta dei partner deve tenere conto delle caratteristiche della musica e delle intenzioni progettuali del leader, se questo è veramente tale, perché solo in compagnia di musicisti congeniali alla propria idea musicale può raggiungere i suoi obiettivi artistici. Quindi, questa proposta si realizza con musicisti funzionali e partecipi, presenta riferimenti storici assolutamente dichiarati, propone precise connotazioni espressive e  un modo di fare musica che privilegia il desiderio di portare la dimensione concertistica, il climax tipico del live, anche in studio di registrazione (per questo i brani hanno uno sviluppo temporale ampio, ma necessario per questo tipo di musica). Se questi sono gli elementi principali del disco, esso potrà piacere o meno oppure essere criticato per aver dichiarato la sua origine (ma è questa una colpa?), però gli si dovrà riconoscere l’indiscutibile pregio della chiarezza e della coerenza poetica. Una dote che si ritrova anche nell’esecuzione di due song provenienti dal mondo della musica popular, come i celeberrimi brani di Paul Simon e dei Beatles, resi con mentalità jazzistica, non pseudo pop, che nel caso di Yesterday riesce nella non facile impresa di trasformare questo capolavoro intoccabile, quanto lontanissimo dal jazz, in una vera e propria ballad jazzistica.


C’è in lui l’eco di McCoy Tyner, pilastro sacro del jazz prima che di Coltrane nella fase che precede la crisi mistica con relativa svolta “free”. Un linguaggio che La Corte, autodidatta di professione, conosce bene sin da quando condivide il suo percorso con la sassofonista Carla Marciano, al suo fianco sul palco e nella vita, che ha ingerito, con “passi da gigante”, il fiume coltraniano per restituirlo attraverso un soffio vorticoso che non lascia scampo a chi vi scivola dentro. La “piccola New Orleans” d’Italia è una targa che Salerno ha conquistato anche grazie al pianista salernitano che ha condiviso gli ultimi vent’anni insieme ai fondatori della scena: Jerry PopoloStefano GiulianoJulian Mazzariello, i fratelli Deidda e gli Scannapieco di cui uno, Daniele, è stasera con La Corte sul palco metelliano. Ma né la città né l’Italia stessa sono riuscite a contenere il linguaggio di La Corte che, soprattutto con il Marciano 4tet, si è espanso fino a toccare l’Est e l’Ovest sulla cartina, nei club statunitensi e russi, per intenderci.

Nel disco c’è un pezzo dedicato al pianista Tyner, evocato soprattutto rispetto alla sua fase più matura, quella dopo la rottura con Coltrane che raccolse a sua volta la staffetta da Parker, ma c’è spazio anche per due evergreen di provenienza popular: il più noto di Simon e Garfunkel, “The sound of silence” e l’altro dei Beatles, entrambi restituiti, lontano dal pop, in veste jazzistica.

Il nuovo progetto di Alessandro La Corte quintet nasce proprio con l’obiettivo di coniugare il mainstream con il contemporary, conciliando i capolavori del pop con il jazz fino a renderli degli standard.