Home

News

Ad Memoriam Per Pasolini | Pasolini e la difesa dell’arcaico

Nessun commento Evento

 

Oggi, venerdì 8 settembre, a partire dalle 19.00, all’Oasi Dunale di Legambiente Paestum
Proiezione di Ad Memoriam / Per Pasolini – Appunti per un film futuro dell’amico e regista Michele Schiavino.

30 minuti di immagini ricavate da oltre 20 ore di girato, iniziato nel 2005,  e ora montate in modo spiazzante e aperto, come appunti per un film sempre da farsi. Uno “stile” coerente con l’anticonformismo dell’autore, il cineasta  salernitano Michele Schiavino, che nel suo lavoro propone una destabilizzante riflessione sul Pasolini meno normalizzato e codificato.

Tra il 1954 e il 1955 Alan Lomax e Diego Carpitella compiono, a bordo di un furgoncino Volkswagen, un viaggio lungo la Penisola, dalla Sicilia al Piemonte, che nei decenni a seguire si sarebbe rivelato di portata epocale: per quasi due anni registrano su nastro magnetico musiche, canti e balli della tradizione popolare italiana, preservandoli prima che vadano inesorabilmente perduti nella loro forma originaria. Nel 1970 Pier Paolo Pasolini realizza il Decameron e utilizza – senza citarle nei titoli – alcune di quelle registrazioni per integrarle nella colonna sonora del film. Quei canti, quelle voci, quelle serenate, tarantelle, tammurriate, rappresentano la concretizzazione dell’elegia di quel mondo contadino amato dal poeta, che intanto già andava scomparendo. Questo “incontro” è al centro di Ad Memoriam / Per Pasolini, documentario-omaggio dedicato al grande poeta-regista, che Michele Schiavino ha realizzato a partire dal 2005, nel trentesimo anniversario della morte di Pasolini, e che di fatto è ancora in corso. Il film si presenta a sua volta nella forma di un viaggio attraverso luoghi e persone cari al regista di Accattone.

Il lavoro di Schiavino, sulle note di Cratere di Paolo Fresu, introduce personaggi legati all’universo pasoliniano: l’amico Gigiòn Colussi, il fotografo lucano, nonché attore ne Il Vangelo, Domenico Notarangelo, il cantante popolare Giovanni Coffarelli, il Masetto del Decameron Vincenzo Amato; e, ancora, il ricercatore etnografico Luigi d’Agnese, che introduce la ricerca etnomusicale di Lomax. Tappa finale del viaggio è Casarsa nel Friuli, paese materno di Pasolini, ma è una conclusione temporanea: questi di Schiavino sono Appunti per un film futuro.

Ad Memoriam/ Per Pasolini è un viaggio attraverso luoghi e persone cari a Pier Paolo Pasolini, iniziato nel 2005 nel trentesimo anniversario della morte del poeta. Quell’anno era venuto a mancare Ivo Barnabò Micheli, un regista autore negli anni Ottanta di un film importante sul regista di AccattoneA Futura Memoria.
Cercando nel mio archivio ritrovai un’intervista audio che avevo fatto ad Ivo nel 1985. Fu riascoltando la voce di Barnabò Micheli su quel nastro che mi venne voglia di fare qualcosa. Un film? Degli appunti, da lasciare a futura memoria. Mi colpirono le ultime parole registrate su nastro da Barnabò Micheli : «Io credo che questa radicalità di Pasolini, per cui non c’è spazio in questo momento in un’Italia che tende più al compromesso, a tutti i livelli, e a un’omologazione anche intellettuale, credo che ciò che rimane, sia dei suoi testi che della sua biografia, è un insegnamento: lottare in prima persona per ciò in cui si crede veramente. E questo significa non solo lottare in prima persona ma anche rischiare, mettere in gioco se stessi senza la falsa illusione che qualcun altro può risolvere le nostre contraddizioni e il nostro rapporto con la società in cui viviamo. In questo senso la solitudine di Pasolini diventa sempre più grande, ma in senso positivo».
Risalgo da Matera, set del Vangelo secondo Matteo nel 1964, poi Ravello («è qui che vorrei morire» confesserà il poeta), Napoli, «ultimo baluardo contro la stronza Italia» dirà mentre gira Il Decameron nel 1970. Montemarano, Mercogliano, Sant’Arsenio, sono alcuni luoghi delle musiche popolari che accompagnano le scene e le situazioni del Decameron: frutto della ricerca dell’etnologo americano Alan Lomax che nel ’55 registrò insieme all’etnomusicologo italiano Diego Carpitella.
Pasolini utilizza in blocco questa ricerca nel suo film senza citare mai la provenienza di quei brani. Quei canti, quelle voci, quelle serenate, tarantelle, tammurriate, si sposano perfettamente con la fine di quel mondo, quella nostalgia per qualcosa che non esiste più: il mondo millenario, contadino, amato dal poeta. Questa musica, questi frammenti di film mi hanno portato in Friuli, a Udine e a Casarsa, sulla tomba del poeta: «quando di primavera le foglie mutano colore io cadrò morto sotto il sole che arde…»  Ad Memoriam/ Per Pasolini.”
(Michele Schiavino,  2 novembre 2016)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: